Gestire al meglio il proprio TFR

Il datore di lavoro è sempre tenuto ad accantonare la quota di TFR maturata dal proprio lavoratore.

Le aziende hanno facoltà di conservare questa risorsa (pari a circa il 7% dello stipendio lordo del lavoratore) scegliendo diverse opzioni. Di solito, ma tanto più in questo periodo in cui le disponibilità sono ridotte, molte aziende preferiscono impiegarlo nella loro attività, invece di accantonare fisicamente questo capitale, con conseguente rischio di impresa,

 Al termine del rapporto di lavoro, l’azienda è tenuta liquidare quanto accantonato e, se questo non è stato fatto, l’impegno economico per il datore di lavoro sarà elevato, specialmente se i lavoratori sono numerosi. Di conseguenza il disagio potrebbe amplificarsi, con difficoltà per l’azienda a liquidare quando dovuto (che va anche rivalutato in base ai criteri dettati dalla Normativa) e con tempi di liquidazione del TFR più lunghi per i lavoratori. Se l’azienda poi dovesse andare in contro a un fallimento, la restituzione di questa quota diventa difficile, molto spesso impossibile.

In un momento particolare come questo, in cui diventa fondamentale ottimizzare le risorse a disposizione e metterle al sicuro da rischi esterni, è importante ricordare un’opportunità che lo Stato le offre:                       

versare il TFR su un fondo pensione, un recipiente di proprietà del lavoratore che potrà accogliere  i versamenti TFR provenienti dall’impresa e, opzionalmente, dei versamenti volontari effettuati dal proprietario. Questa scelta blinda il capitale accantonato, rendendolo intoccabile sia dal datore di lavoro sia da altri, in quanto risulta impignorabile e insequestrabile.

Questa possibilità oltre a garantire la sicurezza offre enormi benefici economici e fiscali.

Non perdere l’occasione di far maturare al meglio le tue risorse ed approfondisci insieme a noi.